ORG. NAZ. VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE "LE AQUILE" - SEZ. "OGLIO-PO"

venerdì 11 dicembre 2009

Noi ci siamo. E tu?

“Noi ci siamo”. Questo è il titolo del breve film-documentario sul lavoro svolto dai volontari lombardi in Abruzzo girato da Renzo Martinelli, il regista del famoso film sulla tragedia del Vajont. “Noi ci siamo. E tu?” È lo slogan che chiude lo spot televisivo e spicca, bianco su arancio, sulle locandine della Campagna Reclutamento – ad esser sinceri non ci piace quest'ultimo termine: è un po' troppo militaresco! – Volontari di Protezione Civile della Regione Lombardia. “E tu?” Una domanda che insistiamo nel rivolgere ancora una volta a tutta la cittadinanza ed in particolare a te che stai leggendo queste righe. Continua...
“Noi ci siamo. E tu?” La domanda che segue l'affermazione “noi ci siamo” la vogliamo gridare a gran voce; questo per affermare che “noi” non siamo un gruppo per pochi intimi o pochi eletti o addirittura un gruppo che non ha bisogno di nessuno... tutt'altro! Le porte de “Le Aquile” sono da sempre aperte a tutti, anche a te! Quest'anno vogliamo trasmettere in maniera particolarmente esplicita questo messaggio: ora più che mai abbiamo bisogno di forze nuove per poter proseguire le nostre attività con lo stesso livello di attenzione e qualità, livello che da sempre cerchiamo di mantenere alto.
Sappiamo bene che, anche se si è incuriositi o ispirati, non è poi così facile rispondere alla domanda, e cioè farsi forza, uscire di casa e andare a bussare alla porta per entrare a far parte di un gruppo tutto sommato affiatato e con un certo numero di anni di storia alle spalle. Se da un lato ci rendiamo conto che qualche inibizione può starci, dall'altro siamo però consapevoli che anche per chi pone la domanda possono esserci rischi – rischi che, evitando di porre la domanda, potrebbe anche non correre – e paure: di non apparire abbastanza aperti, di “turbare” con i nuovi ingressi gli equilibri del gruppo, di non saper cogliere e accogliere nuovi punti di vista e nuove idee, di deludere le aspettative...
La cosa certa è che assieme alla domanda dobbiamo trasmettere lo spirito che ci anima, gridando “noi ci siamo” senza scadere nell'autocelebrazione. Le testimonianze di alcuni volontari riportate nelle prossime pagine, assieme all'inserto fotografico allegato, non vogliono dire “quanto siamo stati bravi” in Abruzzo, ma piuttosto mostrare quanto lontano possano arrivare persone “normali”, speciali forse per le variegate e specifiche capacità che usano nella vita di tutti giorni e senza dubbio perché “con un cuore grande e tanta buona volontà”. Prima di partire per la significativa esperienza che si è poi rivelata non avremmo mai pensato di poter fare così tanto per questa grande emergenza. Invece, tredici persone – senza contare chi ha lavorato dietro alle quinte – della nostra Associazione hanno portato per una o più settimane un aiuto concreto nella piccola frazione di Monticchio. Si tratta forse di poca cosa se si dà un'occhiata ai numeri dell'emergenza, tuttavia siamo fieri di aver portato un po' di Martignana e di Casalasco nel cuore dell'Abruzzo!
Concludiamo ora con un invito preciso e concreto. Volutamente pubblichiamo, in fondo alla pagina, il calendario dei momenti di formazione-esercitazione in programma nel primo semestre del prossimo anno. Ogni ultimo sabato del mese ci troveremo per imparare qualcosa, la maggior parte delle volte in sede o in magazzino, e abbiamo pensato di estendere l'invito a tutte le persone interessate a scoprire qualcosa di più su di noi. Se pensi che la Protezione Civile non sia per tutti... possiamo aiutarti a capire quanto anche tu puoi dare alla Protezione Civile. Ora però sta a te provare a rispondere alla domanda. Ti aspettiamo!
Umberto Bresciani
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venerdì 19 dicembre 2008

Quello che non siamo

Distribuzione dei gruppi di Protezione Civile nella nostra provincia
Non siamo gli unici, nemmeno i più bravi. In esercitazione o in servizio possiamo ritrovare e stringere la mano, spesso con stima reciproca, a molti “colleghi” che condividono con noi questa nostra branca del volontariato. Nella sola provincia di Cremona ad oggi ci sono centinaia di volontari di Protezione Civile, suddivisi in 26 organizzazioni di volontariato operative: 9 gruppi comunali, 2 gruppi intercomunali e 15 associazioni. Noi rientriamo in quest'ultima categoria, il che significa che siamo un gruppo “indipendente” con un consiglio ed un bilancio separati da quelli del comune in cui abbiamo la sede. Nel momento dell'attivazione poi non siamo più solo “Aquile”, diventiamo a tutti gli effetti parte della grande massa di divise gialle al servizio della complessa macchina della Protezione Civile, quella che si sente nominare sempre più spesso ai telegiornali.
Non siamo mercenari! Può sembrare talvolta che ci muoviamo solo in cambio di un'offerta... Sapendo che i contributi provinciali/regionali possono aiutare per le nuove attrezzature ma non per la manutenzione e le altre spese vive, forse è vero, a volte esageriamo... così ci facciamo i conti in tasca e, provando a quantificare gli sforzi, pensiamo che ci vogliono 3 notti di sorveglianza per riparare il motorino di avviamento del furgone, una serata di servizio antincendio per sostituire il fax rotto, le offerte degli sponsor del calendario per pagare assicurazioni e bollette. Forse sì, esageriamo; così facendo però salvaguardiamo ciò che si è messo da parte col grande impegno di tutti i volontari, rispettando allo stesso tempo ogni centesimo o attimo di tempo donati da chi crede in noi.
Non siamo né un movimento politico, né un comitato. Nel contesto delle legittime proteste sorte quest'anno in paese – nelle quali qualcuno ha tentato di coinvolgerci a tutti i costi – e in vista delle imminenti elezioni è giusto chiarire a chi non lo sa (o non lo vuole capire) che il Dipartimento della Protezione Civile non autorizza l'impiego dei volontari per attività che possano anche in modo indiretto risultare di supporto a iniziative di carattere politico-propagandistico. Come sottolineato da Guido Bertolaso in una nota del 2006, e ribadito in una circolare inviata in occasione delle elezioni politiche ed amministrative dello scorso aprile, tali finalità sono “estranee alla missione e al ruolo proprio del volontariato”, che corre tra l'altro anche il rischio di diventare oggetto di strumentalizzazione.
Siamo gelosi del nostro tempo quando si tratta di doverlo usare per correggere le inesattezze più o meno volute del “mi hanno detto...” o smentire crudeli quanto infondate insinuazioni e provocazioni. Oppure rispondere alle infinite interpretazioni riguardanti le nostre azioni che possono nascere davanti ad un caffè, una birra o un bicchiere di vino al bar. Ci sono modalità ben più efficaci e dirette per confrontarsi ed entrare costruttivamente in contatto con noi. Mi permetto di dire che chi lo ha fatto ne è rimasto appagato, ed il tempo risparmiato è stato (da ambo le parti) più concretamente impiegato. La nostra trasparenza è testimoniata da anni di calendari e periodici di informazione, articoli in bacheca e sul sito Internet, dalla porta della sede sempre aperta... Per fortuna i volontari credono in quel che fanno, sanno che quando fanno del bene devono essere pronti all'ingratitudine e riescono a cogliere anche i riconoscimenti più nascosti e sinceri.
Non vogliamo infine essere presi per sceriffi o “rambo” tuttofare che vivono nel loro strano mondo fatto di esercitazioni, in attesa di un'emergenza. Da sempre siamo a disposizione della comunità per quanto ci compete – qualche volta, va detto, chiudendo un occhio e facendo uno strappo alle regole – e ci sforziamo di collaborare con le altre realtà di volontariato presenti nel nostro territorio. Ma non ci basta. Vogliamo e dobbiamo sempre più “essere sistema” con gli altri gruppi di Protezione Civile, anche se non è facile quanto possa sembrare...
Con queste pagine e con il nostro calendario vogliamo condividere anche quest'anno quello che siamo stati e quello che siamo riusciti a fare nel corso di questo 2008. Magari grazie anche a te che stai leggendo... e che magari verrai “contagiato”, ci farai un pensierino e sceglierai di unirti a noi!
Umberto Bresciani

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lunedì 17 dicembre 2007

Protezione Civile: impegno, serietà e orgoglio

Spesso mi chiedo quali dovrebbero essere le qualità di un volontario di Protezione Civile e subito mi vengono in mente due parole: impegno e serietà. Sono due caratteristiche senza le quali una persona non può pensare di avvicinarsi al “nostro” mondo. Impegno, perché donare parte del proprio tempo per portare aiuto a persone che si trovano in difficoltà a causa di un evento straordinario è una scelta di vita che obbliga ad una continua formazione per essere pronto ad affrontare tali eventi. Formazione ed addestramento che non sono, credetemi, puro divertimento, come può esserlo dare due calci ad un pallone, ma è studio, fatica e sforzo fisico.
Tuttavia questo impegno, oltre che ad essere indispensabile per saper affrontare le emergenze, è anche un modo per accrescere dentro di noi un forte senso civico: si formano cittadini consapevoli e “abituati” ad aiutare gli altri. Per esempio, la formazione al primo soccorso ci può favorire nell'aiutare, dopo aver allertato il 118, una persona colpita da malore oppure ad aiutare un ferito in un incidente stradale. La formazione antincendio invece ci può aiutare nella vita quotidiana ad affrontare un principio di incendio prima che questo provochi danni maggiori.
Capite dunque che l'altra qualità citata all'inizio, la serietà, viene di conseguenza; senza serietà verso gli impegni presi non si può essere a tutti gli effetti volontario di Protezione Civile. Senza serietà nell'affrontare i momenti difficili delle emergenze – notti insonni, pasti frugali, ore interminabili di lavoro... – non si può nemmeno pensare di partire per aiutare le persone colpite da calamità naturali.
Una terza caratteristica che mi sento di aggiungere, l'orgoglio, deve essere vista come l'orgoglio di appartenenza ad un mondo di persone preparate e qualificate che non devono essere utilizzate come pura e semplice manovalanza gratuita. Spesso e volentieri infatti istituzioni e forze politiche si accorgono di noi solo e soltanto quando in determinate circostanze, anche non del tutto attinenti alla Protezione Civile, risulta comodo avere dei volontari che gratuitamente si mettono al loro servizio. E poi... ci si dimentica di noi: a parte qualche foto insieme e qualche pacca sulle spalle, ci si dimentica di queste persone che durante tutto l'anno investono il loro tempo libero a favore dell'intera collettività. Dunque impariamo a non farci “usare”, impariamo che le pacche sulle spalle sono sono il più alto ringraziamento che si possa ricevere da una persona sfollata a cui non è rimasto più niente ma non da loro... pretendiamo da loro che investano in questo mondo che, scusate la supponenza, prepara cittadini migliori e “utili”, che dà un'alternativa di impegno del proprio tempo libero che non sia legata ai soliti sport di massa.
Si investa in materiali, strutture, formazione; investimenti che sono e restano a beneficio della collettività intera. Spesso purtroppo questo non succede dato che, come ben sappiamo, tutti i politici hanno una loro “logica” e noi volontari, grandi di spirito ma poveri di risorse e mezzi, andiamo avanti “solo” con gli ideali che una grande persona e volontaria ci ha lasciato scritto.
Stradiotti Maurizio

Dai il meglio di te

Se fai il bene, ti attribuiranno
secondi fini egoistici.
Non importa, fa il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi,
troverai falsi amici e veri nemici.
Non importa, realizzali.
Il bene che fai verrà domani
dimenticato.
Non importa fa il bene.
L'onestà e la sincerità ti
rendono vulnerabile.
Non importa, sii franco
e onesto.
Dà al mondo il meglio di te, e ti
prenderanno a calci.
Non importa, dà il meglio di te.

Madre Teresa di Calcutta

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lunedì 18 dicembre 2006

Basta crederci

Basta crederci. Talvolta occorre ripeterselo più e più volte, per non cedere alla tentazione di mollare tutto. “Fare” o “essere” un volontario di Protezione Civile. Chi è “del mestiere” difficilmente affermerà che è un grande privilegio: vestire la divisa giallo-canarino non lo fa diventare un super eroe, e se qualche volta potesse farne a meno... di certo non si lamenterebbe: non è poi così comoda! Povero colui che ha bisogno della divisa per dimostrare di essere ciò che non è...
Grazie alla divisa un volontario non acquista neanche maggiore libertà, anzi, non deve mai dimenticarsi cosa rappresenta nel momento in cui la indossa. Infine strette regole gerarchiche e rigidi protocolli di intervento creano talvolta qualche “ribellione” all'interno del suo gruppo, in quanto capita che gli stessi volontari fatichino a capire il perché di queste procedure.
E in cambio quale considerazione riceve? Per alcuni – forse pochi, ma per chi si impegna con gratuità è più facile dimenticarsi dei complimenti piuttosto che delle critiche – lo fa per soldi, per altri per qualche recondito interesse personale, se va bene perché non sa cosa altro farne del suo tempo libero... Quanto è facile giudicarlo per partito preso o seguendo luoghi comuni, senza mai aver avvicinato il suo gruppo, senza mai vederlo in azione! Insomma, è facile giudicare per chi non fa nulla per cercare di conoscere questo fantastico mondo del volontariato.
E allora?
Non posso che sperare vivamente che la motivazione comune a tutti noi sia l'essere al servizio di chi ha bisogno, negli ambiti d'intervento che competono all'Associazione. Date le peculiarità del nostro volontariato essere pronti per l'emergenza vuol dire insistere con corsi di formazione e esercitazioni frequenti.
Nonostante gli inevitabili momenti di scoraggiamento siamo ancora qui, dopo ormai cinque anni di grande ma duro lavoro, con la soddisfazione di aver accumulato un bagaglio di attrezzature e competenze che ci permettono di operare con discreta autonomia. E perché? Perché ci crediamo e continueremo a crederci! Ma abbiamo bisogno come sempre del vostro sostegno morale, economico e, perché no, di volontariato “attivo”. Chi non ci credeva sul serio e non è riuscito a condividere alcune regole ci ha lasciato, ma altre persone ancor più motivate sono arrivate ad accrescere il numero degli iscritti. L'importante è operare con serietà e impegno continui e soprattutto senza aspettarsi nient'altro che sentirsi un gruppo che condivide un impegno: donare una parte di noi agli altri.

Maurizio Stradiotti

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martedì 13 dicembre 2005

Volontariato: chi? che cosa?

Mi chiedo se sia umanamente più comprensibile la persona che, seguendo un egoismo di moda, coltiva solamente il proprio orticello senza voler rendersi conto delle necessità della realtà che la circonda, oppure quella che pensa di “mettersi la coscienza a posto” iscrivendosi ad una qualche associazione per poter dire di essere volontario, senza poi però partecipare alle iniziative proposte, giustificandosi il più delle volte con un “non ho mica tempo” (che sta bene con tutto e in tutte le stagioni).
Non è una tessera, non è una divisa, non è uno stemma che porta sui vestiti o sugli automezzi che fa di un individuo un volontario; sono piuttosto il realizzare il valore di un dono altruistico e gratuito come quello del nostro tempo libero e la sensibilità nel comprendere che dall’altra parte esistono persone che possono avere bisogno del nostro tempo e delle nostre capacità.
Essere volontari è, come è ovvio e come sempre ribadisco ai ragazzi, una libera scelta: nessuno viene ripreso perché non è iscritto ad una associazione di volontariato! La scelta di essere volontari non può non basarsi sulla voglia di mettersi a disposizione per i bisogni e per la crescita della propria comunità.
Sono sicuro che molte persone ogni giorno siano dei “volontari” senza tessera, senza divisa, senza pubblicità solo perché hanno un malato in casa o altre persone in difficoltà da accudire; a queste va tutta la stima e l’ammirazione per il sacrificio continuo a favore di chi gli sta accanto e ha bisogno.
Ma sono altrettanto sicuro che ci sono altre persone alle quali il tempo libero non manca e che potrebbero trovare una forte ricompensa morale mettendosi in gioco nel mondo del volontariato, in uno dei tanti gruppi che operano nel nostro paese o nel nostro territorio. Credetemi, sono così tante le associazioni esistenti che ognuno di noi può trovarne una con cui poter collaborare.
Potete anche farlo per puro calcolo egoistico, pensando: “e se un domani avessi bisogno io di un aiuto, magari di una persona che mi porti all’ospedale a fare degli esami, o magari di persone che mi liberino dal fango la mia casa, oppure di persone che accudiscano i miei figli mentre sono al lavoro… e se allora non trovassi nessuno???”
Per calcolo, per passatempo, per la volontà di mettersi in gioco o (si spera) perché si crede fermamente nel valore del volontariato… in ogni caso viviamo e pensiamo da volontari, tutta la comunità ci guadagnerà!
Maurizio Stradiotti

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lunedì 13 dicembre 2004

Debriefing

Nei vari corsi di formazione che abbiamo seguito, più volte gli istruttori hanno insistito sull’importanza dei “debriefing”, cioè quelle riunioni che i capisquadra dovrebbero tenere alla fine di ogni intervento per analizzare se tutto è andato per il meglio oppure se qualcosa è andato “storto” o qualche aspetto può essere migliorato.
Il rinnovo delle cariche sociali potrà essere, per la nostra Associazione, uno di questi momenti; l’occasione in cui sarà opportuno fermarsi per valutare quello che è stato fatto in questi quattro anni di vita, domandandoci assieme con senso critico – senza ridursi solamente ad ammirare la strada già percorsa – se finalità e obiettivi prefissati sono stati centrati e se sono ancora validi oggi. Tutto questo permetterà poi di valutare eventuali progetti futuri.
Certamente se torniamo all’inizio del 2001, quando una decina di ragazzi, dopo l’alluvione, si rendeva conto di una carenza del nostro territorio e decideva di fondare un’Associazione di Protezione Civile che avesse come fine la preparazione delle persone e la gestione di mezzi e attrezzature per affrontare una prossima piena, non possiamo che ritenerci soddisfatti per quanto realizzato fino ad ora.
L’esperienza maturata dai nostri volontari nei numerosi interventi, dalle piccole manifestazioni alle emergenze nazionali, ci fa credere di avere delle squadre pronte. Anche le attrezzature di supporto che possediamo, come meglio descritto negli articoli che seguono, ci rendono autonomi ed efficienti in caso di necessità.
Errori senza dubbio ne sono stati fatti, a volte dovuti all’inesperienza, altre volte forse al troppo entusiasmo. È anche vero che in certi casi risulta difficile essere obbiettivi quando si giudica quello che è stato realizzato con le proprie mani; e poi a volte la realtà vista dall’interno risulta diversa da quella percepita da chi “sta fuori”. Proprio per questo desidererei che i pareri, i consigli e le critiche – quelle costruttive ovviamente; cosa ce ne facciamo delle altre? – uscissero fuori dal circolo dell’anonimato e del “passaparola”, e avessimo tutti il coraggio di farli giungere direttamente a destinazione.
Vogliamo e cerchiamo di essere uniti per uno scopo comune, che è quello di metterci al servizio delle persone in difficoltà, senza aspettarci nulla in cambio. Chi sceglie liberamente di iscriversi all’Associazione e di essere “volontario”, deve assumersi un impegno continuo e responsabile, e rispettare le regole.
Questi valori ci hanno sicuramente premiato, visto che nel 2004 ben 42 volontari risultano iscritti, e ci hanno permesso di superare varie prove, dalle logiche di potere alle promesse o provocazioni elettorali. Ora una sede accogliente ed idonea è un buon punto di riferimento per tutti quelli che vogliono “conoscere” ed aggregarsi a noi, condividendo gli ideali appena descritti; vi aspettiamo!
Maurizio Stradiotti
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sabato 13 dicembre 2003

Un anno di corsa

Un anno fa scrivevo “fatti, non parole!”, e mai come nel 2003 questa mia esortazione si è realizzata; tutti i volontari si sono impegnati a partecipare attivamente alle attività proposte dall’Associazione, sacrificando il proprio tempo libero, o meglio, donandolo agli altri.
Il vortice di attività che ci ha coinvolto, che potete vedere in dettaglio nell’ultima pagina, ci ha fatto comprendere quanto sia impegnativo essere volontario di un’associazione di Protezione Civile: non è certo comodo spalare fango per giorni, come abbiamo fatto a Carrara, non è tanto alla moda passare notti in bianco effettuando servizi di sorveglianza a fiere e sagre della zona, ma a noi questo dà soddisfazione, ci riempie di orgoglio.
Eppure sono tutte occasioni nelle quali si incontra gente vera, che ha bisogno di una mano, ma che ti dà anche una mano a capire che spesso le cose più importanti sono quelle che si fanno lontano dalla pubblicità, dagli applausi, dal clamore e anche lontano dalla ricerca a tutti i costi della propria soddisfazione personale: in una parola sola, volontariato significa gratuità, che fa rima con umanità, quella vera però.
Un anziano a Carrara, vedendoci, sporchi di fango, lavorare dalla mattina alla sera in abitazioni non nostre, oltre a dirci grazie, ci ha chiesto: “Perché lo fate?”.
Molte volte me lo sono chiesto anch’io, ma poi mi volto indietro e vedo tutto quello che abbiamo fatto in questi anni, tutti i mezzi, le attrezzature che siamo riusciti ad accumulare e che poi sono serviti per aiutare altre persone, e allora trovo la risposta a quel perché.
La nostra Associazione è aperta a tutti, ma vorrei far capire a chi volesse iscriversi che fare volontariato con noi richiede impegno e costanza, sacrificio, formazione continua, senso di responsabilità, collaborazione e aiuto reciproco.
In due parole: bisogna crederci.
Maurizio Stradiotti

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venerdì 13 dicembre 2002

Fatti, non parole!!!

In queste poche parole è condensata l’attività della nostra Associazione nel 2002. In queste poche parole deve essere intesa la vita di un Volontario di Protezione Civile. Un anno è passato dall’ultimo bollettino e mai così tanto mi sento di urlare queste parole pieno di orgoglio per tutto quanto hanno fatto i volontari iscritti alla nostra Associazione. All’interno troverete, grazie alle loro parole, traccia di tutte le nostre esperienze ed attività di Protezione Civile effettuate quest’anno.
Innanzitutto un grande GRAZIE a tutti voi Volontari con la speranza che il loro impegno continui su questa strada, ma anche un GRAZIE a tutti coloro che in vari modi ci stanno aiutando a crescere.
La cosa fondamentale, e penso che tutti ormai dovrebbero averla capita, è che noi preferiamo operare, lavorare, metterci a disposizione del prossimo prima che apparire belli lucidi e incravattati sulle pagine di un giornale; molte volte ci basta un sorriso della gente, una pacca sulla spalla dalle persone a cui prestiamo aiuto, un invito a ritrovarci dopo l’allarme per ridere insieme per ripagarci dello sforzo fatto.
Forse è questo il vero spirito che ci deve guidare tutti: non chiediamoci perché lo facciamo, dobbiamo solo essere consapevoli che mettendo a disposizione il nostro tempo libero per aiutare chi ha bisogno facciamo prima di tutto un grande regalo a noi stessi e alla nostra vita. Arriveranno le lodi, arriveranno le attrezzature, arriveranno i discorsi ufficiali di ringraziamento, ma tutto questo non ci deve apparire come dovuto, ognuno di noi ha fatto una scelta e lo scopo deve essere solo di collaborare con tutti gli altri Volontari che hanno fatto la stessa scelta al fine che questa si realizzi.
Dobbiamo continuare a crederci così come abbiamo fatto nel 2002, solo in questo modo il nostro gruppo continuerà a crescere e a consolidarsi, solo così ci verranno offerte grandi occasioni come le esperienze maturate in Toscana e a Macugnaga sul “Lago Effimero”.
E soprattutto: “Fatti, non parole”!!!
Maurizio Stradiotti

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giovedì 13 dicembre 2001

Perché scegliere di essere volontari

“La rabbia del Po”, disegno a biro di Mariano Marcheselli
L’alluvione del 2000 a molte persone ha fatto comprendere che in occasione di tali avvenimenti rintanarsi nell’egoismo individualistico serve a poco. Solo la condivisione, la consapevolezza di essere comunità, ci permette di sorpassare momenti tragici come quelli che abbiamo vissuto.
Certo il paese ha risposto, più di settanta persone hanno dato la loro disponibilità ad effettuare i turni di sorveglianza, e questo è stato riconosciuto ed apprezzato; ma il vero sforzo era di non disperdere quell’esperienza di volontariato, quell’energia di volersi mettere al servizio degli altri.
Quello è stato il punto di partenza, recuperare il valore della solidarietà, la voglia di proporre e di costruire una nuova realtà per la nostra comunità martignanese.
Da allora quasi un anno è passato, e nonostante molte difficoltà (e molte ce ne saranno ancora) non posso che essere orgoglioso di tutte le persone che mi hanno aiutato a realizzare questo progetto e a far comprendere che la nostra unica finalità era quella di mettere il nostro tempo libero al servizio della comunità in caso di eventi alluvionali.
Il mio progetto non si fermava qui, la realizzazione dell’idea di volontariato come scelta di vita, come alternativa al puro materialismo individualistico doveva essere fatta capire agli associati; per questo motivo abbiamo scelto di prestare la nostra assistenza ai Giochi Regionali per Disabili.
Un altro obiettivo era quello di fare recuperare la consapevolezza che l’ambiente in cui noi tutti viviamo è fondamentale per la nostra esistenza e che ogni azione fatta contro l’ambiente, in nome di un interesse contingente, non fa che danneggiare noi stessi e i nostri figli; per questo la pulizia delle golene del casalasco è stato un forte segnale in tal senso.
Ora noi siamo un gruppo unito con obiettivi comuni, impegnato in una formazione continua, ma aspettiamo chiunque creda che i valori che noi proponiamo siano importanti per una vita in cui essere volontari sia un momento di realizzazione personale.
Grazie ancora a tutti quelli che ci hanno sostenuto.
Maurizio Stradiotti

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sabato 27 gennaio 2001

Aquile della Golena

E' nato un nuovo gruppo di protezione civile. Uomini e mezzi per emergenze tipo alluvione.

MARTIGNANA DI PO - Il 2001 ha portato all'intero territorio casalasco un regalo molto importante: la nascita della sezione Oglio-Po dei Volontari di protezione civile "Le Aquile". Il nome non è casuale, ma indica l'affiliazione ad un'associazione nazionale senza scopo di lucro sorta a Napoli nel 1995 che ha sedi territoriali in Campania, Calabria, Sicilia e Piemonte e che ha svolto numerose attività in tutta Italia e non solo (Albania e Kosovo, ad esempio). Presidente e responsabile della nuova organizzazione di volontariato, che ha sede a Martignana in via Libertà 52, è Maurizio Stradiotti.
Del gruppo fanno già parte una quindicina di giovani, non solo martignanesi, ma anche di Casalmaggiore e di Colorno. Martedì scorso, 23 gennaio, si è tenuta l'assemblea costituente con l'elezione del primo consiglio direttivo. Ma l'intenzione è di tenere una nuova assemblea con relative nuove elezioni più avanti, quando gli iscritti saranno più numerosi. «Dopo l'alluvione - spiega Stradiotti - è partita l'idea di creare un gruppo di protezione civile comunale, con un po' di preparazione e mezzi per affrontare situazioni del genere». Cinquantacinque persone, durante la piena del Po, hanno partecipato attivamente alle ronde, ma «a mani nude», senza una barca, senza vestiario adatto, senza un coordinamento preesistente. Di qui la voglia di organizzare una realtà stabile e preparata.
«L'idea del gruppo comunale - continua Stradiotti - è stata però scartata, in modo da coinvolgere tutta la zona del Casalasco. E se abbiamo scelto di collocare la sede a Martignana è solo perché il locale non ci costa niente. Abbiamo contattato diverse associazioni per avere informazioni su come fare a partire e l'organizzazione "Le Aquile" è stata quella più disponibile ad aiutarci.
E' una struttura abbastanza grossa con una vasta esperienza di protezione civile». L'obbiettivo è quello di «mettere insieme uomini e mezzi che restino a disposizione del territorio». Il presidente dell'associazione di Martignana spiega che quest'anno, per iniziare, si punta tutto sulla formazione degli iscritti: «Stiamo seguendo il corso sulla golena del Po e a metà anno si cercherà di organizzare un corso specializzato della protezione civile in modo da creare un gruppo di persone preparate».
Il gruppo dovrà attrezzarsi con vestiario, mezzi ricetrasmittenti, una base logistica da posizionare, in caso di alluvione, sull'argine maestro, come centro operativo, punto di ristoro e locale di deposito delle attrezzature. Serviranno gruppi elettrogeni, fari, un gommone, un fuoristrada da pick up, ma anche un computer e una stampante. «Siamo consapevoli - afferma Stradiotti - che bisogna restare con i piedi per terra, fare un passo alla volta. Ci vuole tanto impegno, all'inizio. Bisogna istruirsi e avere pazienza, per preparare una squadra pronta a muoversi in caso di emergenza, anche fuori dal Casalasco, e all'estero, se necessario. Ma per arrivare a quel punto servirà tempo, almeno un anno». Un aspetto rilevante, infine, cui Stradiotti tiene davvero molto: «Vogliamo collaborare con tutte le organizzazioni presenti sul territorio. Le contrapposizioni non servono a nessuno, in questo settore».

Articolo di Davide Bazzani tratto dal quotidiano di Cremona e Crema "La Provincia"

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