ORG. NAZ. VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE "LE AQUILE" - SEZ. "OGLIO-PO"

venerdì 4 dicembre 2009

Testimonianza di un terremotato

Mi sveglio di soprassalto, sono agitato, controllo la sveglietta sul comodino. Sono le 3.30 di lunedì 6 aprile. Inforco gli occhiali e cerco di leggere un po'. A un tratto la casa comincia a tremare. Siamo alle solite, una nuova scossa di terremoto... Sono due anni che andiamo avanti così.
Sento cadere degli oggetti in cucina, cade la lampada del comodino e si spegne la luce. Mi alzo e cerco di prendere i pantaloni. La poltroncina su cui sono appoggiati va a sbattere contro la parete. Le scosse sono sempre più forti. Mi precipito giù per le scale terrorizzato, come tocco l'ultimo gradino, la scala mi crolla dietro le spalle.
Infilo la porta d'ingresso che si è deformata e spalancata. Mi ritrovo in strada in mutande, maglietta e a piedi nudi. È buio pesto, c'è tanta polvere da togliermi il respiro, sta piovigginando e la terra continua a tremare. Si sentono urla, singhiozzi e richiami disperati. Continua...
Mi siedo su un pezzo di muro crollato. Sono scioccato, non so cosa fare. Ho un freddo cane, i piedi sono congelati. C'è gente che corre da tutte le parti. Una mano amica mi dà una coperta. Mi ci avvolgo dentro. Per la pioggia la polvere mi si è appiccicata ai capelli e al viso.
Guardo quella che era la mia casa. Non è rimasto più niente... Tra i buchi neri che si sono formati scorgo qualcosa di chiaro. O Signore! Il frigo nuovo che devo ancora finire di pagare. Al piano superiore vedo qualcosa brillare. Quello è il lampadario in cristallo di Boemia che ci ha regalato zia Maria per il matrimonio! La strada è distrutta. Sembra di assistere a quelle scene di guerra che fanno vedere in televisione. O Signore, il televisore al plasma che mi ha regalato mia figlia! E mia figlia, mio genero e le mie nipotine dove saranno?
La terra trema sempre più forte. Vedo un'ombra che entra nella mia casa. Un pensiero mi assale: “Ora mi rubano la catenina con la medaglietta della Cresima...” Una fiumana di gente corre verso la periferia. Mi unisco a loro. A piedi nudi non riesco a correre. Tra le macerie trovo un paio di ciabatte spaiate. Meglio di niente! Giunti in periferia ci fanno ammassare tutti in un capannone. Ci sediamo per terra, non abbiamo la forza di guardarci in faccia. Mi appoggio alle spalle di qualcuno per cercare un po' di calore. Si sentono bimbi che piangono, richiami ed imprecazioni. Eppure riesco ad assopirmi.
Qualcuno mi tocca una spalla. Apro gli occhi. Una mano mi tende un bicchiere di tè caldo. Lo prendo a due mani e lo stringo fino a scottarmi. Ne bevo un goccio, mi scotto la gola. Per la polvere il tè non vuole scendere. Mi metto il bicchiere tra i piedi. Oh! Che sollievo! Ci fanno alzare e così incolonnati usciamo. È già chiaro. Un mattino freddo e piovoso con una nebbia cattiva che ti penetra nelle ossa. Andiamo verso il campo sportivo e qui... il miracolo. I Volontari. Macchie gialle, blu, verdi, rosse che montano tende, approntano brandine e coperte, attaccano luci. Nella nebbia sembrano angeli che volano. Qui comincia la macchina burocratica. Il censimento. Una ragazza in divisa gialla e blu con due occhioni azzurri ed un bellissimo sorriso mi chiede nome, cognome, età, indirizzo, se coniugato. “No, sono vedovo. Mia moglie è morta un anno fa di un brutto male”. La ragazza mi rivolge uno sguardo comprensivo. Professione? “Pensionato”. Taglia degli abiti e numero di scarpe? Mi chiede poi se ho qualcosa da dichiarare. “Sì, sto cercando mia figlia, mio genero e le mie nipotine e poi... forse... forse mi hanno rubato la catenina con la medaglietta della Cresima”. Occhioni azzurri mi sorride e mi allunga un cartellino e mi dice: “Signor...” – guarda il cartellino – “Signor Ernesto, lo tenga sempre con sé e bene in vista!” Prendo il cartellino e leggo: “Monticchio 2, campo sportivo, tenda numero 3”.
Entro nella tenda, ci sono altre tre persone. Ci presentiamo. Uno mi sembra di conoscerlo per averlo visto al bar sotto casa. Siamo tutti straniti. Mi siedo sulla mia brandina. Mi sento sporco. So che non riuscirò a dormire. Come mi sdraio e mi copro con la coperta sento gli occhi che mi si chiudono. L'u1timo pensiero prima di addormentarmi è per la mia catenina, poi piombo in un sonno agitato e pieno di incubi. Non so quanto dormo.
Mi sveglio, sono tutto indolenzito. Vicino alla brandina ci sono degli indumenti, un paio di scarpe, un asciugamano ed una saponetta. Esco. Percorro la strada tra le tende per andare a fare una doccia. Tutti i volontari mi salutano e mi sorridono. C'è una cucina da campo, le docce, i bagni, la mensa, un tendone adibito a scuola, un posto medico d'emergenza con 10 posti letto, altre 6 tende per 40 letti. Il reparto di terapia intensiva, vari laboratori e le ambulanze. Infine una tenda adibita a chiesa. Questo è il mio primo giorno da terremotato.
Sono passati alcuni giorni ed ho perso la cognizione del tempo. Non so da quanti giorni sono qui. Il campo è sempre migliorato. Ci sono le vie, la piazza, le aiuole fiorite. Stiamo tornando a sperare, anche se la terra continua a tremare. Un mattino presto mi sento chiamare: “Signor Ernesto, ho una sorpresa per lei”. Apro la tenda ed una morettina tutta curve e sorridente mi mostra una catenina con una medaglietta. La guardo. “Ricordo della cresima, 31 maggio 1947”. Mi salgono le lacrime agli occhi. La morettina mi dice: “Hanno trovato il ladro, e quando ha confessato, abbiamo capito dove aveva preso la catenina”.
“Signor Ernesto, ho un'altra sorpresa per lei”. Guardi in fondo alla via! Mi giro e vedo le mie nipotine corrermi incontro gridando: “Nonno, nonno”! Alzo lo sguardo e vedo mia figlia con suo marito. Allargo le braccia per accoglierli. Vorrei avere braccia lunghissime per poter abbracciare tutti. Nipoti, figlia, genero e tutti i volontari. E mentre scoppio in un pianto liberatorio grido: “Grazie Signore per aver mandato i tuoi angeli”! Gli angeli dei terremotati.
Ragazzi, questa è una bella favola a lieto fine ma la realtà è molto più brutta e tragica. 297 morti, migliaia di senza tetto e tanta gente senza posto di lavoro. Queste persone hanno bisogno del vostro aiuto. Da parte dei bambini tante preghiere e da parte dei vostri genitori un aiuto più concreto. Noi volontari saremo sempre pronti a portare questi aiuti e tutto il conforto possibile.
Mariano Marcheselli
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giovedì 23 luglio 2009

Emergenza Abruzzo - Report 22-23 luglio

Foto di gruppo dopo il battesimo di Giovanni
Visto dall’alto sembra un grosso cratere con la catena del Gran Sasso che l’abbraccia. La vista è magnifica, ma i piccoli paesi e la città sono feriti. Le case distrutte, i ponti crollati, qua e là grandi macchie di azzurro: sono le tende dei terremotati. Vedo "Monticchio 2": l’attività ferve come in un formicaio, le nostre divise gialle sono in ogni angolo. Abbiamo piazzato un gazebo per i giochi dei bambini, una bellissima piscina, ombreggianti, abbiamo fatto scavi per i tubi del gas e altre cose per rendere piu semplice e sicura la vita degli ospiti. Continua...
Un momento davvero emozionante è stato al battesimo di Giovanni. Per la foto di gruppo, voluta dai genitori, ho avuto l’onore di tenere in braccio il bambino. C’è sempre il giallo che circola per il "villaggio", come se ne fosse il padrone. Tra noi c’è molta allegria, che ci fa superare la fatica ed il caldo. Sembriamo gli ingranaggi di un macchinario ben oleato, dove il motore è il capocampo, da cui partono ordini sempre precisi che ci permettono di muoverci in perfetta sincronia.
I residenti, non so per carattere o se perché presi dai loro terrori e pensieri, sono talvolta un po’ restii ad entrare in confidenza... si tratta comunque di una convivenza pacifica ed educata. Spaventa il fatto di sentire i bambini giocare "al terremoto"... senti gridare: "corri… corri… stai sotto la porta... prendi una coperta... vieni via che crolla tutto!"
Non ti rendi conto di ciò che successo finche non senti i racconti... terrificanti. Da parte mia è stata un'esperienza significativa; si avvicina l’ora della partenza e pensi già a quando potrai ritornare. Sentirsi utili ti fa sentire qualcuno, ti senti vivo, un volontario utile.
Mariano Marcheselli


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giovedì 18 dicembre 2008

Gente, qui si fa sul serio

Cremona, premiazione dei volontari intervenuti ai mondiali di pesca
Ciao gente, un altro anno è passato, fortunatamente senza grosse emergenze. Prima dell'estate abbiamo finalmente terminato i garage per i nostri mezzi al campo di addestramento. Abbiamo fatto i soliti servizi di sorveglianza per tirare su qualche soldino. Abbiamo acquistato una tenda pneumatica ed un “gazebone” largo sei metri e lungo dodici.
Come potete vedere dalle foto scelte per il nostro bel calendario è stato un 2008 di grosse esercitazioni: a Casalmaggiore, a San Giovanni in Croce, a Piadena, a Stagno Lombardo, in Toscana, in Brianza. C'è stato il tempo anche per piccoli corsi con prove pratiche per i nuovi gruppi di Protezione Civile, per insegnare loro i primi rudimenti.
Ricordo con nostalgia una delle due esercitazioni a Piadena. All'alzabandiera gli altoparlanti hanno diffuso l'inno di Mameli. Sarò un romantico, ma come me altri settanta volontari delle varie associazioni hanno ascoltato in silenzio il nostro magnifico inno. E qualcuno, specialmente tra i più anziani, aveva un groppo in gola e lo sguardo lucido. Nel corso dell'esercitazione abbiamo imparato come si usa in sicurezza una motosega, come si lavora assieme ai Vigili del Fuoco, come si usano le nostre attrezzature di giorno e anche di notte senza mettere in pericolo sé stessi e gli altri. Abbiamo approntato la mensa con i nostri tavoli e le nostre panche, sistemato i dormitori con le nostre tende, le nostre brandine e il nostro soffione per il riscaldamento. Abbiamo poi insegnato ai volontari come si usa il nostro “pisellone” (ulteriori dimostrazioni su richiesta) e abbiamo fatto un sacco di altre cose che ci hanno impegnato per tre giorni e tre notti.
A Casalmaggiore invece abbiamo partecipato ad una esercitazione in stazione che simulava la fuga di materiale altamente nocivo da un vagone e le misure di sicurezza per le persone delle zone limitrofe. Il gruppo che è stato in Brianza per l'esercitazione regionale si è ritrovato invece in un maxi campo base e si è cimentato in operazioni per noi insolite: trasporto della barella in mezzo ai boschi, utilizzo di imbracature, moschettoni e altre attrezzature del Soccorso Alpino, come il palo pescante e la teleferica. Queste nozioni non verranno forse buone per i nostri argini ma chi lo può mai sapere... impara l'arte e mettila da parte.
Ci siamo poi superati per i mondiali di pesca a Cremona. In quattro giorni, turnandoci giorno e notte, abbiamo dato supporto logistico al grande evento. Abbiamo dapprima ripulito un parcheggio pieno di erbacce e sporcizie varie, poi abbiamo approntato il campo base con sala radio e la sala operativa (dove ha fatto bella figura la nostra tenda pneumatica), montato tende magazzino, piazzato tavoli e panche per la mensa dei numerosi volontari delle varie associazioni impegnate nel controllo di strade, incroci e campi gara.
Per l'ottima riuscita della logistica curata dai volontari di Protezione Civile, la Provincia di Cremona ha organizzato una serata per “premiare” i volontari intervenuti. In quell'immenso salone della fiera di Cremona oltre alle autorità cittadine e provinciali eravamo presenti in duecento, tutti con le nostre belle divise gialle e blu. Dopo i ringraziamenti ed i complimenti alle varie associazioni l'onorevole Torchio, presidente della Provincia, si è tolto qualche sassolino criticando i detrattori di questi mondiali di pesca, ed io ascoltando mi sono chiesto: “ma questi critici e detrattori perché non si sono fatti vivi prima, magari dando una mano e fornendo qualche idea?!?” Poi anche il nostro Stradiotti, vice-coordinatore di tutte le associazioni della Provincia, ha preso la parola per ringraziare e poi bacchettare qualche gruppo ribelle.
Purtroppo abbiamo avuto anche un paio di emergenze, una delle quali molto dolorosa sull'autostrada. Mi è ritornata alla mente l'emergenza del luglio dello scorso anno, quando eravamo stati chiamati perché un anziano si era allontanato nei campi e non aveva fatto ritorno a casa. Prima sono intervenuti i cinofili coi loro cani. Sono partiti dalla bicicletta appoggiata ai fusti di granoturco. Che malinconia quella bicicletta sola, che se avesse potuto parlare avrebbe svelato chissà quale misteri. Dopo la ricerca infruttuosa dei cani, la mattina seguente in una sessantina ci siamo inoltrati tra i filari di granoturco per tre ore, sostituiti nel pomeriggio da altri gruppi, purtroppo senza risultati. La mattina dopo sono intervenuti anche i pompieri, che anche dragando i canali non hanno trovato niente. Dopo qualche giorno un amico del disperso che non voleva arrendersi all'evidenza dei fatti, girando tra i campi ha sentito un odore sgradevole ed ha scoperto l'amico annegato. Quanti pensieri in questi casi. Perché l'ha fatto? Era infelice? È caduto? Ha avuto un malore? Tutte domande ormai senza risposta.
Tornando a quest'anno, la tragica emergenza è stata la catena di tamponamenti dovuti alla nebbia sull'autostrada A21. Ci sono stati alcuni morti. Maurizio mi telefona e mi dice: “Mariano vieni subito, c'è una emergenza a Cremona”. Di corsa in sede a mettere la divisa. Ci ritroviamo in cinque. Prendiamo alcune coperte e via di corsa. Arriviamo sul posto dove c'è la responsabile dell'Ufficio di Protezione Civile. Ci danno le direttive: dobbiamo passare tra gli automobilisti in colonna a dare un aiuto sotto forma di bottigliette d'acqua, coperte e qualche parola di conforto. Il momento tragico è stato quando i Vigili del Fuoco hanno tagliato con la fiamma ossidrica le lamiere del camion per estrarre i due camionisti morti. Due ragazzi rumeni di 22 e 33 anni. Pensate al dolore e l'angoscia di quei genitori così lontani nell'apprendere la notizia. Questi sono i pensieri che ti frullano nella testa in questi momenti. Tanto che di notte non riesci a dormire pensando a quello che hai visto.
Come già detto, nel bene o nel male anche quest'anno è passato. Speriamo il prossimo sia più lieto. Vi ricordo sempre che abbiamo bisogno di voi. Non parlo di soldi ma di mani, di un po' del vostro tempo e di un sorriso che, unito ai nostri, aiuti a mantenere grande il gruppo “Le Aquile Oglio-Po”.
Buon Natale e buon anno a tutti.
Mariano Marcheselli


Principali esercitazioni e interventi di Protezione Civile effettuati nel corso del 2008
  1. Simulazione ricerca dispersi con l'ausilio delle Unità Cinofile per riprese televisive sulle attività di Protezione Civile della Provincia di Cremona
    Stagno Lombardo, 6 dicembre
  2. Incontro con i ragazzi delle scuole per il progetto della Provincia di Cremona "Operazione sicurezza: a scuola con la Protezione Civile"
    Soncino, 19 novembre
  3. Assistenza logistica per manifestazione religiosa (montaggio e riscaldamento della nuova tendostruttura per la "Missione Parrocchiale")
    Martignana di Po, 13 novembre
  4. Esercitazione interna – Montaggio nuova tendostruttura
    Martignana di Po, 8 novembre
  5. Preallarme – Monitoraggio andamento piena del fiume Po
    Martignana di Po, 6-7-8 novembre
  6. Incontro con i ragazzi delle scuole per il progetto della Provincia di Cremona "Operazione sicurezza: a scuola con la Protezione Civile"
    Cremona, 27 ottobre
  7. Esercitazione interna con il Gruppo Comunale "Platina" di Piadena – Utilizzo imbarcazioni a motore nel fiume Oglio
    San Paolo Ripa d'Oglio, 25 ottobre
  8. Simulazione di un'emergenza in ambito ferroviario
    Casalmaggiore, 23 ottobre
  9. Esercitazione congiunta logistici-cinofili – Ricerca persone disperse con l'ausilio di Unità Cinofile
    San Giovanni in Croce, 12 ottobre
  10. Provincia di Cremona - "Operazione Fiumi Sicuri" – Sopralluogo nell'area golenale interessata dalla piena di giugno
    Martignana di Po, 6 ottobre
  11. Esercitazione Regionale "Monza-Brianza 2008"
    Bovisio Masciago (MI) e Lecco, 19-20 settembre
  12. Supporto logistico e servizio antincendio alla "Fiera di S. Serafino"
    Martignana di Po, 14-15 settembre
  13. Servizio ai mondiali di pesca al colpo
    Spinadesco, 4-5-6-7 settembre
  14. Esercitazione interna congiunta logistici-cinofili – Ricerca persone disperse con l'ausilio di Unità Cinofile da Soccorso
    Gussola, 31 agosto
  15. Esercitazione "Stagno 10"
    Stagno Lombardo, 15 giugno
  16. Preallarme – Monitoraggio andamento piena del fiume Po
    Martignana di Po, 31 maggio e 1-2 giugno
  17. Esercitazione interna congiunta logistici-cinofili – Ricerca persone disperse con l'ausilio di Unità Cinofile da Soccorso
    Mulazzo (MS), 31 maggio e 1 giugno
  18. Esercitazione Comunale del Gruppo "Platina"
    Piadena, 9-10-11 maggio
  19. Esercitazione interna – Montaggio nuova tenda pneumatica
    Martignana di Po, 3 maggio
  20. Intervento di sensibilizzazione alla "Giornata della creatività"
    Casalmaggiore, 3 maggio
  21. Assistenza alla manifestazione "Solo per Gioco"
    Casalmaggiore, 24 aprile
  22. Ricerca disperso in superficie con l'ausilio di Unità Cinofile da Soccorso
    Parco Golena del Po, 24 aprile
  23. Partecipazione all'iniziativa "Neetà l'Arzen del L'Oi"
    Castelfranco d'Oglio, 6 aprile
  24. "Giornata Verde" – Pulizia zona golenale e argini a Martignana di Po
    Martignana di Po, 31 marzo
  25. Prove pratiche con nuovo gruppo di Volontari di Protezione Civile
    Corte de' Frati, 15 marzo
  26. Attivazione per maxi-tamponamento sull'autostrada A21
    Cremona, 22 febbraio

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lunedì 23 luglio 2007

Raduno Nazionale del Volontariato "Valtellina 2007"

Mi appresto a scrivere il resoconto della giornata di domenica 22 luglio. Giornata splendida nella quale noi “aquile” siamo state invitate a Morbegno per il raduno nazionale delle associazioni di Protezione Civile in ricordo dei vent'anni della tragedia della Valtellina. Una giornata serena, tutti allegri nelle nostre belle divise... ma non riesco a cominciare. Lo schermo della tv mi rimanda le tragiche immagini degli incendi in Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Umbria, Toscana e Liguria. Un pilota del Canadair della Protezione Civile è morto in Abruzzo, due civili sono morti tra le fiamme, gente terrorizzata in fuga e alla ricerca dei propri cari, proteste su proteste contro gli aiuti che non arrivano mai, e tutto questo per quattro criminali (non piromani) che sono dei poveri malati, che appiccano il fuoco volontariamente per fare del male all'Italia e agli italiani. Non sono parole mie, sono parole di Bertolaso. Ecco, questo è il mio stato d'animo mentre comincio a scrivere. Triste, deluso ed impotente. Quindi vi chiedo scusa se sarò conciso e non ironico come mio solito.
Il ritrovo è a Cremona alle 5,30. Qui troviamo i vari gruppi di Piadena, Torricella, Motta, Ostiano ed altri che non conosco. Tutti in pantaloni gialli e polo blu. Baci e abbracci. Ricordiamo la ricerca del disperso e la sua tragica fine. Siamo circa in sessanta. Si parte. Le prime due ore le trascorriamo sonnecchiando, facendo i vari appelli e scherzando fra noi. Verso le 8 siamo nei pressi di Lecco e tutti si svegliano. Alcuni di noi rimembrano i tempi della scuola: “quel ramo del lago di Como”, la stradina dove i Bravi hanno fermato Don Abbondio per dire “questo matrimonio non s'ha da fare”, i ruderi del castello dell'Innominato. Tutti a fare sfoggio della nostra cultura. Vediamo il Resegone, le Grigne, il Mottarone, bellissime insenature e paesini che sembrano dipinti.
Alle 8,30 arriviamo a Morbegno. Una marea di giallo e blu. Ci mettiamo in fila per fare colazione. Briochina e te, caffè o caffelatte. Qualcuno ne approfitta per fare due giri. Ci dividiamo per province e restiamo in attesa. Il gruppo dei bersaglieri di Morbegno ci allieta con qualche marcetta e canzone militare e le ragazze ne approfittano per farsi regalare una piuma del cappello. Finalmente, dopo due ore sotto un sole che spacca i sassi, ci intruppano e cominciamo la sfilata che tra le vie del paese ci porterà al Polo Fieristico dove si terranno i discorsi delle autorità. Siamo sommersi di applausi da parte della cittadinanza e dei turisti presenti. Vediamo arrivare l'elicottero di Bertolaso. Poi su un palco allestito in una piazzetta le autorità ci attendono con lo speaker che presenta ogni provincia: quando finalmente annuncia la Provincia di Cremona Bertolaso si stringe le mani e le alza verso di noi. È certo una piccola cosa, ma ti fa dimenticare la stanchezza e le ore di attesa.
Arriviamo al palazzo dei congressi. Un salone immenso. Millecinquecento divise gialle, blu, arancioni, Croci di Malta, Vigili del Fuoco, Croce Rossa. È presente la televisione e le autorità sono già sul palco. Su di uno schermo alle loro spalle scorrono le immagini della tragedia della Valtellina e gli aiuti dei volontari. Persone normali sporche di fango, cani da ricerca, scavatori, autopompe e tante tante macerie... e come tutti ben sappiamo fu colpa dell'uomo e della sua avidità. I bersaglieri suonano l'Inno di Mameli. Ci alziamo tutti in piedi. È un momento di forte emozione: io ho quasi settant'anni ma mi vengono ancora i lucciconi agli occhi quando sento “Fratelli d'Italia” e mi piacerebbe che anche i nostri giovani si emozionassero sentendo il nostro inno.
Cominciano a parlare le autorità: sindaco, assessori, dirigenti di Protezione Civile presenti vent'anni fa alla tragedia in Valtellina. Ringraziamenti e plauso per tutti noi ed un ricordo ai morti di tutte le catastrofi. Poi prende la parola Bertolaso, e dopo i ringraziamenti si toglie qualche sassolino dalle scarpe tuonando contro i governi e le amministrazioni presenti e passati. Ha ricordato lo scandalo delle assoluzioni per la morte dei bambini di una scuola ma soprattutto ha tenuto a precisare che non sono solo calamità naturali come alluvioni, terremoti e incendi ad uccidere ma quasi sempre c'entra anche l'incuria, l'avidità e la grande stupidità dell'uomo. Un applauso scrosciante è sorto spontaneo. Ci ha ringraziato per quello che facciamo e per tutte le esercitazioni alle quali partecipiamo, spronandoci a non mollare.
I bersaglieri hanno suonato una famosa marcia tra gli applausi e poi tutti a mangiare. Anche qui, una macchina organizzativa pazzesca. In un'ora abbiamo mangiato tutti e millecinquecento. Alle 14,30 dopo i saluti siamo risaliti con le varie associazioni sui nostri pullman. Alle 18 eravamo già a Martignana. Baci e abbracci e arrivederci alla prossima.
Mariano Marcheselli

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sabato 28 aprile 2007

Peccato. Era così bello.

Sono le otto di mattina di metà aprile. Porto i cani a spasso. Una nebbia leggera copre tutta la campagna. In questa atmosfera ovattata sento Mario 'd Bugèta che picchia il martello sull'incudine per sistemare i ferri dei cavalli. Deng! Deng! Deng! Bianchi taglia la legna con la circolare. Ziiing! Ziiing! Ziiing! Guerra mette in moto il suo trattore. Tum! Tuum! Tuuum! Incrocio Mario 'd Caran in bicicletta con una manciata di pavarina per le sue galline. I miei nadròt sguazzano nella poccia che ho creato loro. Dalla nebbia con il loro “Clop Clop” compaiono due cavalli montati da due pseudo cow boy. Rumori di altri tempi che risvegliano malinconie antiche. Ricordi di anni felici che forse tanto felici non erano ma c'era la gioventù, che fa vedere rosa anche il periodo più nero.
Oggi c'è le pulizia dell'argine. Saremo in tanti. Ci siamo noi de “Le Aquile”, il Ma.Ma, l'Amministrazione Comunale, i bimbi delle scuole con le loro maestre, i ragazzi e le ragazze dell'oratorio, gli anziani del bar che ricordano vecchie storie, un folto gruppo di stranieri con i loro idiomi disparati. Alle 14,30 arriva il sindaco, fa il suo bel discorso: civismo, educazione, bla, bla, bla... Partiamo da San Serafino. Le mamme con i piccoli per mano. Le maestre con i bimbi intruppati che cantano canzoncine. Noi con le nostre belle divise gialle. Si comincia. Sacchi e sacchi di spazzatura, lettini, materassi, plastica, taniche, chiavi, zaini e documenti. Un po' di tutto. Un bimbo con i guanti più grossi di lui si avvicina alla mamma per mostrare ciò che ha trovato: “metti giù che è cacca quello!” Una piccola sosta. I papà in cerchio parlano del Gran Premio mimando con le mani curve e rettilinei. Le mamme sottovoce fanno i loro speteguless... Le maestre parlano dei loro scolari e delle prossime vacanze. Riprendiamo. Driiin... Driiin! Suona la sveglia. Sono le otto. Apro gli occhi. Cavoli! Era solo un sogno!!! Peccato. Era così bello.
Mariano Marcheselli

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lunedì 18 dicembre 2006

L'invito di Mariano

Ci siamo, è passato un altro anno. Ringraziamo il Signore che è andato tutto bene e non ci sono state inondazioni, incendi o altre disgrazie dove potevamo intervenire. Tuttavia non siamo stati con le mani in mano e siamo andati avanti nella nostra continua preparazione attraverso diversi corsi ed esercitazioni, per cercare di essere pronti ad ogni evenienza.
Alcuni di noi hanno seguito corsi organizzati dalla Provincia di Cremona, altri hanno avuto modo di partecipare ad esercitazioni assieme ad altri gruppi di Protezione Civile, della Provincia di Cremona e non, per confrontarsi e cementare le collaborazioni fra gruppi di fatto eterogenei. L'ultima esercitazione ha visto ad esempio impegnati per due giorni i gruppi di Protezione Civile presenti nel territorio compreso fra Martignana di Po e Dosolo. Prima del ritrovo finale ogni gruppo si è organizzato ed ha interagito con le istituzioni e le altre associazioni, simulando una piena del fiume Po. Con l'occasione alcuni volontari si sono esercitati, chi per la prima volta e chi no, in attività mai banali, come il montaggio di tende, il riempimento di centinaia di sacchetti di sabbia per l'arginatura di un fontanazzo o lo svuotamento di uno scantinato con la pompa sommersa. Contemporaneamente le Unità Cinofile hanno trovato in brevissimo tempo un disperso in golena. Il tutto sotto gli occhi di osservatori qualificati che poi si sono complimentati con noi per efficienza ed organizzazione.
Stiamo completando, per la verità non con pochi sforzi, l'area tecnica di addestramento per entrambi i settori cinofilo e logistico. Il Dipartimento della Protezione Civile di Roma, come promesso, ci ha concesso un'unità abitativa alla quale stiamo collegando, grazie anche alla collaborazione del Comune di Martignana di Po, tutte le utenze per farla diventare a tutti gli effetti una centrale di comando autonoma. Ci stiamo inoltre impegnando per terminare entro la fine dell'anno i garage per proteggere dalle intemperie i nostri mezzi, ora lasciati all'aperto.
Per fare tutto questo abbiamo bisogno del vostro sostegno – non solo economico, aiuto che non ci è mai mancato – e dei contributi che provengono dai servizi che svolgiamo in occasione di fiere di paese, corse ciclistiche e altre manifestazioni che richiedono il nostro intervento. Tutti questi contributi servono soltanto per coprire le spese e aumentare il numero di attrezzature che serviranno in caso di emergenza alla popolazione che soccorriamo; sacrifichiamo il nostro tempo, a volte le nostre notti e a volte i nostri impegni personali, ma non sempre questo nostro impegno è capito, sostenuto e apprezzato.
Vi faccio un invito: venite a visitare la nostra sede, il nostro magazzino e il campo di addestramento: un caffè caldo, un buon bicchiere di vino e due patatine non mancheranno di sicuro. Portate anche i vostri bambini a vedere questa realtà. Alcuni di loro ci hanno già visto all'opera durante la simulazione di evacuazione delle scuole elementari. Hanno potuto osservare un pompiere indossare la tuta ignifuga, mettere i guanti e il casco di amianto. Ci hanno visto condurli con le maestre ai punti di ritrovo guidandoli con estrema calma.
Per impegni di lavoro, di studio o per “casi della vita” abbiamo avuto qualche defezione. Anche per questo, dopo averci conosciuto, ci piacerebbe che qualcuno di voi fosse disposto a “sacrificare” un po' del suo tempo libero entrando a far parte de “Le Aquile”. Vi troverete fra amici che hanno sempre il sorriso sulle labbra nei momenti più faticosi. Questo perché facciamo tutto quello che facciamo con il cuore.
Un augurio di BUON ANNO a tutti e, come ho già avuto modo di dire, quando vedete le nostre belle divise gialle sorrideteci, già questo ci rende felici.

Mariano Marcheselli

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venerdì 9 giugno 2006

Quattro parole per gli anziani

In occasione della “Festa con gli Anziani” che si terrà a Martignana di Po la prossima domenica riproponiamo un articolo scritto dal nostro volontario Mariano Marcheselli nel 2002, in occasione di una manifestazione analoga.

Queste quattro parole più che un ricordo per gli anziani sono un monito per i giovani.
L’anziano è lo specchio del nostro passato, la nostra storia. Più che le favole, i giovani preferiscono le storie degli anziani. Seduti intorno ad un tavolo, con l’anziano che racconta mentre l’occhio guarda lontano. Ricordi di guerra, di quando c’era il re, il duce, i tedeschi.
Racconti di vita, quando si arava ancora con i buoi o i cavalli, quando si seminava a mano. Quando si pulivano il grano e le barbabietole con la zappa.
Centinaia di metri avanti ed indietro sotto un sole impietoso. Ci si toglieva il cappello, ci si asciugava la fronte col braccio, ci si appoggiava un attimo sulla zappa, un breve respiro e poi un altro tiro. Ci si sputacchiava sulle mani e via.
Quando il lavoro iniziava che era ancora buio e si andava a letto con le galline. Non c’era la tivù, allora sì, che si facevano figli!
Quando ci si alzava alle quattro del mattino per mungere e come toccavi le tette alla mucca per ringraziamento ti beccavi in faccia una codata piena di cacca. Cacca benedetta, per carità, perché poi la spargevi sui campi.
Quando l’inverno c’erano i candelotti di ghiaccio, e si andava a scivolare sull’argine. Quando il mattino presto si sentiva la fragranza del pane fatto in casa, l’attesa per grattare la crosta amarognola del paiolo della polenta, il sapore del salame fatto in casa ed il gusto del vino nostrano.
Quando il campetto dell’oratorio era di fianco alla chiesa ed il monumento ai caduti davanti al municipio.
Quando solo i padroni avevano la macchina e la littorina passava sulla provinciale.
Imparate a sopportare i capricci, le manie e i malanni degli anziani. Non chiudeteli in un ospizio perché vi danno fastidio.
Prima vi ho detto che gli anziani sono lo specchio del nostro passato, ma sono anche lo specchio del nostro futuro perché, se avremo la fortuna di diventare vecchi, anche noi diventeremo come loro.
Quindi, vogliamogli bene.
Mariano Marcheselli

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lunedì 12 dicembre 2005

C'eravamo anche noi

La tendopoli di Tor Vergata
Sto guardando la televisione. Le immagini sullo schermo sono tutte dedicate ai funerali del Santo Padre. Un groppo di emozione in gola e gli occhi lucidi. Cambia l’inquadratura. Fanno vedere la tendopoli di Tor Vergata. Riconosco i nostri ragazzi con le magliette blu. Vedo chiaramente Maurizio e ed Antonio, e presumo anche Grisanti, Alex ed Umberto. “Allucinante”: è il termine che pronunciano quando ci sentiamo per cellulare.
Sono appena tornati. Occhi rossi, barba lunga, visi stravolti ma sorridenti. Il loro racconto si succede frammentato. Noi accavalliamo le domande perché vogliamo sapere tutto. Le risposte si susseguono altrettanto velocemente, tanto che talvolta fatico a mettere fuoco ciò che dicono. “Abbiamo montato decine di tende! In tutto ce ne saranno state qualche centinaio! C’era solo acqua fredda! Niente docce! I primi due giorni niente cibo! Una sera affamati abbiamo mangiato panettone e Nutella! Alcuni giovani pellegrini armati di chitarre camminavano tra le tende cantando!”
Alcuni pellegrini al campo di Tor Vergata
Il secondo giorno hanno chiamato a Roma alcuni gruppi di Protezione Civile per assistere la folla di fedeli accorsi nel centro della capitale per l’ultimo saluto al Santo Padre. Dal campo di Tor Vergata al centro di Roma su un pullman marrone dell’esercito “scortati” da motociclette e macchine della Polizia a sirene spiegate, facendo sensi unici al contrario, strane manovre e velocità eccessive sono giunti in centro in venti minuti… cosa che anche i romani giudicano impossibile! Questo per ora il racconto. Tutto è finito. Il nostro Papa verso la dimora eterna. Si recita l’eterno riposo. Giovani e adulti piangono un grande uomo.
Mentre beviamo un aperitivo ci organizziamo per l’indomani, quando alcuni di noi partiranno per Domodossola assieme ad altri gruppi cremonesi di Protezione Civile per un corso su come salire e scendere da un elicottero in momenti di emergenza. Un’esperienza sicuramente utile per l’Associazione. Io guardo i loro volti. Sono sorridenti, soddisfatti di aver fatto il loro lavoro, soddisfatti di avere aiutato tanta gente (veramente tanta!) ed avere avuto un’esperienza così grande da ricordarla per tutta la vita.
Parte teorica del corso di formazione a Domodossola
Nel nostro piccolo paese noi abbiamo dato degna sepoltura al nostro concittadino Pasqualino Soldi, morto nel lontano 1944. Manifestazione toccante. Partenza dal municipio. Io ed Andrea portiamo la corona, Elvira e Piermario il cesto che verrà posto davanti al loculo. Don Luigi benedice i resti e poi ci si incammina verso la chiesa. Artiglieri, alpini, esercito, marina, aviazione, bersaglieri, paracadutisti, reduci e carabinieri tutti riuniti presso l’altare. Gagliardetti di ogni colore con appese medaglie di onoreficenze. Una Santa Messa nella quale Don Luigi con la sua voce roca nell’omelia ci porta a considerare la bellezza dell’eroismo di noi piccoli, che magari non faremo mai cose grandiose ma le cose che sono la quotidianeità e che rendono vera la vita di ogni giorno. Poi nel momento del Sacrificio la tromba di un bersagliere suona una squilla per onorare il caduto e nostro Signore. Un nodo alla gola, singhiozzi trattenuti. Alla benedizione della salma suona il silenzio. Mi commuovo, Andrea se ne accorge e mi abbraccia affettuosamente.
Terminata la Messa ci dirigiamo verso il cimitero. Una grande folla, per il nostro piccolo paese: parenti, fedeli, amici e conoscenti. Giunti alla tomba il presidente Tom Donati pronuncia un breve discorso commemorativo ed alla frase “onore ai caduti” io ed Andrea posiamo la corona sulla tomba. Poi parla il nostro sindaco Domenico Fazzi, che ricorda la riconoscenza che dobbiamo a tutti i caduti delle varie guerre e cita frasi toccanti di Giovanni Paolo II. Dopo le strette di mano la salma viene posata nel loculo ed il sindaco consegna alla moglie la bandiera tricolore che avvolgeva la cassa. Tutto è finito, la vita continua.
I funerali in diretta sui maxischermi di Tor Vergata
Per concludere vorrei prendere spunto da una frase del grande papa: “non abbiate paura”. Non abbiate paura di mettervi a disposizione della gente. Non abbiate paura di pulire gli argini dei nostri fiumi assieme a noi. Non abbiate paura di seguire con noi fiere, corse ciclistiche o biciclettate di bimbi. Non abbiate paura di sorriderci quando ci vedete nelle nostre belle divise gialle. Non abbiate paura di suonare il campanello della nostra sede e salire per fare due chiacchiere o bere un aperitivo.
Mariano Marcheselli

Cari amici,
siamo stati partecipi di un avvenimento unico nella storia. Di fronte alla sofferenza ed alla morte di Giovanni Paolo II, milioni di persone hanno sentito il bisogno di mettersi in viaggio e venire a Roma per essere vicini a quel Papa che ha viaggiato di più per incontrare gli uomini. [...] Accettando l'incarico di Commissario straordinario sapevo bene di poter raccogliere anche questa sfida ulteriore, conoscendo la capacità, l'efficienza, la professionalità e la generosità di quanti rappresentano, sono, il Servizio nazionale della Protezione Civile, ma non potevo immaginare – nessuno poteva farlo – che avremmo vissuto una sfida che di ora in ora, per giorni, si è fatta sempre più gravosa, incerta, a tratti difficile. [...] Ebbene devo dirvi che, questa volta, ho vissuto in contemporanea un doppio stupore, per le dimensioni che il pellegrinaggio di amore a Giovanni Paolo II assumeva e per la straordinaria risposta che le donne e gli uomini della Protezione Civile hanno saputo dare, moltiplicando l'impegno, il lavoro, la dedizione per aiutare chi ha accolto l’invito di Giovanni Paolo II per quest'ultimo incontro personale con lui. Voglio dirvi, per questa straordinaria performance di efficacia, di efficienza e di servizio che abbiamo compiuto, semplicemente GRAZIE, a tutti voi e a ciascuno di voi. Siete stati semplicemente magnifici, in un clima di collaborazione, di coordinamento, di capacità di lavoro eccezionale, in cui ognuno ha assunto la sua parte di lavoro e l'ha portata a termine senza condizioni, senza cedimenti, senza paura di ricominciare a lavorare se quanto già fatto si rivelava in poche ore insufficiente. Ognuno di noi si porta a casa il tesoro di una esperienza unica ed irripetibile, e la consapevolezza di aver avuto una parte importante nel rendere possibile un ultimo incontro d'amore con Giovanni Paolo II a milioni di donne e uomini. [...] Grazie ancora a tutti, grazie ai cittadini di Roma, ad ogni componente del Servizio nazionale, al Comune, alla Prefettura, ma in particolare ai tanti volontari di protezione civile di tutte le Associazioni che hanno saputo affiancare il lavoro duro ed impegnativo dei vigili del fuoco, delle forze dell'ordine, della polizia municipale, delle forze armate, dei medici e infermieri del 118, della Croce Rossa, delle strutture sanitarie regionali, e dei tecnici delle tante aziende e società di servizi primari, assicurando ai pellegrini i bisogni essenziali, cura ed assistenza, ma soprattutto attenzione, simpatia ed accoglienza, spalancando le porte di Roma e dei nostri cuori “senza avere paura”, come il Papa aveva chiesto fin dall'inizio del suo pontificato. [...]

Lettera di ringraziamento di Guido Bertolaso
a tutte le donne e gli uomini
del Servizio Nazionale della Protezione Civile,
13 aprile 2005

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martedì 7 dicembre 2004

Avevo una specie di vita

Le nostre aquilotte
Avevo una specie di vita. Il mio mondo si riduceva ad alzarmi, fare qualche lavoretto in casa, andare al bar a bere un bianchino. Pranzo, sonnellino, ancora al bar. Alla sera la cena, la televisione e poi a nanna. Così per tutti i giorni della mia vita di pensionato. Poi ho scoperto la comunità: l’oratorio con i suoi magnifici giovani; la Pro Loco, pur lasciando perdere tutte le piccolezze che l’hanno fatta sciogliere e sperando si ricostruisca presto: mi piacevano molto le sue manifestazioni, sempre fatte in armonia e tra tante risate. Poi, ho scoperto la Protezione Civile “Le Aquile” con tutti i suoi interventi.
Nel 2000 l’alluvione del Po. Questo grande fiume che con il suo su e giù, a mo’ di respiro, ci ha terrorizzato, ma ha anche permesso di creare un gruppo sempre più numeroso ed unito. Le varie esperienze agli “Special Olympics”, gare sportive per disabili, dove impari veramente cosa è la sofferenza e la grande voglia di vivere. Non mi dilungo per non entrare nella retorica, ma spero che molti giovani entrino nella nostra associazione per capire che la vita di tutti i giorni non è sempre (e per tutti) tutta rose e fiori.
Il lago effimero
Ragazzi e ragazze che hanno partecipato a corsi di primo soccorso: come comportarsi di fronte a un ferito, come rianimare un intossicato dal fumo. Poi ancora corsi ed esercitazioni, come l’ultima a Carrara, durante la quale è stata simulata un’emergenza provocata dall’esondazione di un torrente. La soddisfazione delle onorificenze sia da Carrara che da Pozzuoli, dove c’è la sede nazionale de “Le Aquile”. E poi le esperienze di qualche anno fa a Macugnaga con il grande lavoro al “Lago Effimero”, che a voi può non dire niente, ma che ai nostri che c’erano ha dato grosse emozioni. Immaginate una parete di ghiaccio con l’acqua che si scioglie, sparisce nel nulla tra le pareti di roccia e non si sa bene dove stia andando a finire! Un lago che si riempie e quella grande macchina che è la Protezione Civile cerca di svuotarlo per non mettere in pericolo le popolazioni a valle qualora esondasse.
Le amicizie ed il cameratismo con altri gruppi di Protezione Civile. Le prove per il rischio sismico a Soresina: montaggio di 2 tende 9×6 con telo interno e luci in un’ora e mezza! Alla fine tutti assieme le smontavamo con gli altri a guardare, ed alla fine applaudire! Io avevo le lacrime agli occhi. Preparazione di sacchetti con panini, acqua e frutta per 300 persone. La raccolta dei rifiuti sul Po a Stagno Lombardo con volontari di altre associazioni: un centinaio di sacchi 2 ore.
Tutto ciò ci ha permesso di ottenere dalla Provincia, e da altri Enti e privati, sovvenzioni con le quali abbiamo acquistato il Defender e “l’Effimera”, vetture che amiamo particolarmente perché seppur piene di difetti ci portano sempre a destinazione… Ora abbiamo anche un camioncino per trasportare il materiale, la barca a motore, i generatori, le tende, le divise, gli stivali, i cappellini in pile, i borsoni…
Ecco, qui vorrei aprire una parentesi. Non abbiamo bisogno solo delle sovvenzioni sociali e governative. Abbiamo bisogno dell’aiuto, sì monetario, ma anche e soprattutto manuale dei martignanesi e di tutti coloro che vogliono unirsi e collaborare con noi. Braccia che aiutino a sistemare il magazzino, mani, ma soprattutto teste che ci aiutino a proseguire nelle nostre attività. Sorrisi, di cui abbiamo bisogno quando affrontiamo le nostre fatiche. Vorremmo che anche voi con noi vi trovaste pronti per ogni evenienza. Dalle notti di sorveglianza a Leno o a Casalmaggiore (per mettere da parte qualche soldino in più!) alle notti insonni nelle emergenze. Queste “Le Aquile Oglio-Po” oggi.
Ora passiamo ai piccoli problemi esistenziali da risolvere per ricompattare il gruppo. Penso che se ognuno, come mi sembra abbia detto Qualcuno più in alto di noi, guardasse la trave che ha nell’occhio invece della pagliuzza nell’occhio dell’altro, saprebbe perdonare come ci ha insegnato sempre quel Qualcuno più in alto di noi. Potremmo, ora che abbiamo una sede adeguata con magazzino e appartamento, riprendere l’attività con allegria e spirito di sacrificio, così come abbiamo fatto in questi anni.
Mi rivolgo di nuovo a voi martignanesi: cerchiamo di far qualcosa per la comunità e per tutti coloro che hanno bisogno della nostra disponibilità e, perché no, ci diamo da fare per portare in alto il nome di Martignana, ma abbiamo bisogno anche del vostro aiuto!
Un augurio a tutti di buone feste e che l’anno nuovo vi sia propizio.
Mariano Marcheselli
LaPenna2004_7.pdf

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martedì 9 dicembre 2003

Una tranquilla serata di sorveglianza a Ragazzola

Era impegnato tutto il gruppo. Siamo arrivati a Ragazzola verso le cinque del pomeriggio. Un grande cascinale. Nell’aia erano sistemati lunghi tavoli con panche, una pista da ballo ed un palco per l’orchestra. Sulla sinistra sotto una barchessa dei pentoloni di olio per lo gnocco fritto, affettatrici per i salumi e casse di vino (benedette) e bibite.
I locali delle vecchie stalle ed i fienili erano adibiti a mostra per sculture avveniristiche e quadri astratti. Nostro primo compito era quello di delimitare il parcheggio in un campo esterno. Armati di paletti, nastro bianco e rosso e martelli abbiamo delimitato il parcheggio. All’imbrunire incominciano ad arrivare le vetture. Ci siamo divisi i compiti. Alcuni di noi sono rimasti al parcheggio a sistemare le macchine. Le nostre meravigliose ragazze si sono sistemate presso la biglietteria a curare i furbi. Altri a due a due facevano la ronda nei locali della mostra degli orrori per controllare che nessuno combinasse guai. Noi al parcheggio con le pile illuminavamo gli automobilisti quando scendevano dalle vetture, indugiando ogni tanto sulle gambe delle belle donne (ebbene sì, abbiamo visto anche qualche mutandina).
Le nostre ricetrasmittenti gracchiavano in continuazione… Più che altro per frasi scherzose. Ad un certo punto… “Emergenza, una vettura si è insabbiata in riva al Po. Ho bisogno di quattro di voi.” Siamo partiti col gippone del nostro presidente Maurizio Stradiotti. Buio pesto, una stradina in mezzo ai pioppi. Arriviamo e vediamo una vettura insabbiata fino al cofano. Sono quattro giovani bresciani che sono venuti a pescare, ma l’alluvione del Po del 2000 ha cambiato la fisionomia della costa. Ci mettiamo di buona lena a braccia e con le pale, ma niente, più toglievamo sabbia, più la vettura si insabbiava. Abbiamo allora provato a tirarla con una fune legata al gippone ma rischiava d’insabbiarsi anche lui. Ci voleva un trattore! Risaliamo in macchina ed andiamo a cercare il mezzo adatto. Arrivati all’ingresso della stradina che conduce alla Tenuta “Le Giare” (la cascina in qui vi era la festa) un automobilista ci ferma e ci dice che c’è un uomo sdraiato nel fosso che costeggia la strada. Scendiamo, solleviamo l’uomo e lo adagiamo sul ciglio della strada. Non sembra avere niente di rotto. È un indiano ubriaco fradicio.
Qui il nostro capo ha dato prova di esperienza ed abilità. Con calma ha interrogato l’indiano, prima in italiano e poi in inglese, ricevendo come risposta solo dei mugolii incomprensibili. Quando l’indiano cercava di sedersi, lui lo spingeva giù. Gli abbiamo proposto di fargli la respirazione bocca a bocca, ma chissà perché non ha accettato. Col cellulare abbiamo chiamato un’ambulanza. Dopo dieci minuti sono arrivate prima una macchina della polizia e poi l’ambulanza. I poliziotti hanno chiesto le generalità ma l’uomo non ha risposto. Poco dopo è arrivato il fratello, che preoccupato lo cercava. Le prime parole che ha detto sono state: “aveva due milioni in tasca, il suo stipendio”. Ho detto allora ai due poliziotti di controllare perché non volevamo responsabilità. Ci han risposto di andare tranquilli che ci avrebbero pensato loro.
Siamo tornati ai nostri compiti. Maurizio è andato a recuperare un trattore. Una parentesi cattiva (il proprietario non lo spostava per meno di centomila Lire, e pensare che quell’uomo era un volontario di Protezione Civile). Comunque tutto è bene quel che finisce bene. Ci siamo poi divisi, chi al parcheggio e chi di ronda alla mostra.
La serata era al culmine, la pista da ballo era al completo, la cantante gorgheggiava ed ai tavoli ci si abbuffava di gnocco fritto e salumi. Ad un tratto i radiotelefoni si mettono a gracchiare. “Emergenza! È saltato il generatore delle luci nel parcheggio. Tutto il gruppo con le pile sul posto.” Ci siamo divisi in gruppetti. La gente cominciava ad andare a casa. Nel buio più pesto si cominciava la ricerca delle vetture. “Cercate una Golf blu targata… ” “È qui, trovata!” “Una Thema grigia, non ricordo la targa.” “Qui ce n’è una blu: provi le chiavi!” “Sì, è questa. O bella! Ero convinto fosse grigia…” E via di questo passo. Guarda caso quando la vettura era di qualche bella ragazza c’erano otto o dieci pile puntate nello stesso punto!!! Finalmente all’una e mezza abbiamo mandato tutti a casa.
Stressati e stanchi ma soddisfatti ci siamo finalmente seduti a tavola anche noi. Uno gnocco fritto, tre fette di coppa cotta, due (bugia, quattro) bicchieri di vino. Quattro complimenti alle ragazzine che servivano e poi tutti a nanna. Anche questo è “Protezione Civile Aquile Oglio-Po di Martignana”.
Mariano Marcheselli

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giovedì 12 dicembre 2002

Le Aquile volano alte

Qualcuno ha scritto sul quotidiano “La Provincia” «adesso le Aquile volano alte». Non abbiamo più bisogno di presentarci: “Le Aquile Oglio-Po” sono presenti nelle piccole e grandi manifestazioni del Casalasco ed oltre. Dalle più “futili”, come la sorveglianza in manifestazioni canore, in feste di paese, alle selezioni di Miss Italia a Casalmaggiore, dove i nostri giovani si sono “lustrati gli occhi” ammirando quegli aggraziati corpicini. Alla sorveglianza alle corse ciclistiche sotto la pioggia battente senza battere ciglio, al percorso di Enduro in mezzo al fango della golena, alle varie biciclettate della Pro Loco o dell’Oratorio.
La nostra associazione si è impegnata in compiti più seri come l’Esercitazione Nazionale “Po 2001”, dove abbiamo garantito le telecomunicazioni, in caso di emergenza, nel territorio casalasco; come il Corso di Primo Soccorso e la partecipazione all’iniziativa “Neetà l’arzen de l’Oi”, la pulizia della nostra golena e i vari monitoraggi nel corso delle piene del fiume Po. Abbiamo svolto impegni gravosi come la sorveglianza al convegno presso la sede della Cassa Padana – Popolis a Leno: quattrocentocinquanta persone tra bancari, ospiti da accontentare, seguire ed informare; sedie da sistemare davanti ad un maxischermo dove si alternavano a parlare direttori di banca, archeologi, bioallevatori, ministri e personaggi famosi come il sig. Soffiantini. Durante la manifestazione, nella quale si è parlato del ritrovamento di una basilica romanica nei pressi di Leno e degli scavi che hanno evidenziato l’impegno dei monaci nell’agricoltura biologica, era esposta la preziosissima Bibbia di Leno, che era sorvegliata speciale dalla nostra squadra di volontarie, le Aquile’s Girls, che hanno colpito i presenti per la loro avvenenza, il loro sorriso sempre pronto e la loro eleganza vestite con la divisa dell’Organizzazione.
Purtroppo a causa della concomitanza dell’altra spedizione a Macugnaga non tutti avevano la divisa completa. Peccato, ma noi come sempre aspettiamo che ci giunga un aiuto per poterne acquistare in maggior numero.
Non bisogna dimenticare il contributo che la nostra associazione ha dato effettuando un importante servizio sia agli “Special Olympics” (giochi per disabili mentali) a Milano, sia alla Settimana dello Sport per Disabili organizzata dall’Atletica Interflumina di Casalmaggiore. Il nostro compito di andare a ricevere gli atleti che provenivano da tutta Italia agli aeroporti di Milano e Bologna e alla stazione di Parma per portarli presso gli alberghi e da lì ai terreni di gioco ci ha coinvolto in maniera completa, ma tutto è stato gratificato dalla possibilità di conoscere persone eccezionali con il sorriso pronto e la voglia di vivere straordinaria. Qui potrei entrare in polemica con gli abitanti del Casalasco per l’indifferenza mostrata verso quegli atleti: la mostra itinerante “Basta un’ala per volare” sulle Olimpiadi per Disabili, alla quale i nostri volontari hanno prestato servizio per una settimana intera, è stata disertata da tutti, scuole comprese, come se la gente avesse paura di guardare in faccia il male senza sapere che un domani potremmo avere bisogno tutti di queste strutture e chiedere aiuto a gruppi di volontari come il nostro.
Quest’estate abbiamo partecipato ad un’iniziativa proposta dalla V.A.B. (Vigilanza Antincendi Boschivi), un gruppo di volontariato toscano. Un’esperienza che per alcuni di noi è servita ad apprendere le tecniche di spegnimento degli incendi nei boschi e che ci ha permesso di stringere nuove amicizie e di farci conoscere per la nostra serietà e dedizione anche al di fuori dei confini cremonesi.
In ultimo non si può non ricordare l’importante partecipazione del nostro gruppo alla II Fase dell’Emergenza Lago Epiglaciale Ghiacciaio Belvedere (“Lago Effimero”) a Macugnaga. Il racconto dei nostri volontari, stupiti da questa parete di ghiaccio che scende dal Monte Rosa, in continuo movimento, che brontola ed avanza verso valle, è impressionante: dal ghiacciaio stanno spuntando resti di un piccolo aereo precipitato anni fa, resti di corpi di scalatori ungheresi caduti dalle pericolosissime pareti riaffiorano dopo che per decenni il ghiacciaio li ha nascosti e custoditi. Mi raccontano che i geologi sono preoccupati perché l’acqua che era contenuta nel “Lago Effimero” è stata velocemente inghiottita da questo “mostro” in voragini sottostanti lasciando poi tutti dubbiosi sulla sua fuoriuscita verso valle. Il lavoro è stato intenso: i voli continui in elicottero per raggiungere i luoghi di azione, la preparazione e l’aggancio dei carichi da trasportare verso valle, l’aiuto a coordinare quella complessa macchina che è la Protezione Civile. Ma ci son stati anche i momenti lieti, come il lavoro di gruppo, le serate in compagnia, i voli in elicottero che hanno fatto ammirare le vallate dall’alto, le belle ragazze del 118, gli scherzi dell’elicotterista che si appoggiava in volo con il pattino sulle spalle di Grisanti…
Tutto questo rappresenta un anno del nostro lavoro di Volontari di Protezione Civile.
Poi ci sono i piccoli interventi per il bene del paese: la tinteggiatura dell’Asilo Comunale, la verniciatura della cancellata della Casa Parrocchiale, l’assistenza alle varie manifestazioni del paese ed ultimo, in ordine di tempo, la ripulitura del monumento ai caduti delle grandi guerre posto al cimitero e il posizionamento al suo fianco di un nuovo pennone per rifare sventolare il tricolore, simbolo di una patria per la quale sono morti tanti nostri concittadini, che con il sacrificio ci hanno permesso di vivere come stiamo vivendo oggi.
Tutto ciò che facciamo lo facciamo con il cuore, la volontà e, a volte, in mezzo al disinteresse, ma se volete che “Le Aquile” di Martignana volino sempre più in alto siateci sempre vicini ed aiutateci.
Mariano Marcheselli

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mercoledì 11 dicembre 2002

Basta un'ala per volare

Riflessioni di Mariano
Sono di guardia all’auditorium S.Croce di Casalmaggiore per la mostra fotografica “Basta un’ala per Volare”, sullo sport dei disabili. Tutto è iniziato il primo maggio, quando l’Associazione Volontari di Protezione Civile “Le Aquile Oglio-Po”, di cui faccio parte, è stata incaricata di ricevere agli aeroporti di Milano e Bologna gli atleti disabili che hanno partecipato ai Campionati Italiani Assoluti di Tennis Tavolo che si sono svolti a San Polo di Torrile. Divisi in gruppi li abbiamo sistemati nei vari hotel, abbiamo cercato di esaudire tutti i loro desideri ed anche sopportare alcuni loro capricci.
Ho assistito alle gare: atleti con le gambe paralizzate o addirittura privi di esse, seduti nelle loro carrozzelle, concentrati nelle astuzie del gioco ed infine l’urlo liberatorio nel momento della vittoria. Atleti senza un braccio, con le mani rattrappite, una gamba posticcia… impressionante.
Arriva un’auto sportiva, lucida, grintosa; ne scende un ragazzo di vent’anni senza gambe, prende la sua carrozzina e va verso il campo di gioco sorridendo a tutti quelli che incontra.
Il nostro gruppo seguiva gli atleti provenienti da Palermo, Marsala, Mazara del Vallo, Agrigento. Ragazzi spiritosi e sempre pronti a prendersi in giro. Una bella ragazza con i capelli lunghi e un volto carino ha accettato di fare una fotografia con me.
Domenica, al termine delle gare, abbiamo riportato gli atleti agli aeroporti.
La mostra di Casalmaggiore è proseguita. Ci sostituiamo nei turni di sorveglianza; il lunedì è il mio turno, alle nove e un quarto apro i locali e mi siedo al tavolo leggendo il giornale; mi cade l’occhio sulla foto di un atleta ai blocchi di partenza: le gambe gli terminano al ginocchio, poi ci sono due protesi avvitate con due bulloni che terminano con delle scarpette… impressionante.
Riprendo a leggere. Nel salone vicino una tromba suona un’aria della Tosca; è struggente e rilassante.
Rialzo gli occhi, mi appare l’immagine di un atleta in piedi con una gamba sola e la protesi appoggiata a terra… sconvolgente. Una ragazza cieca che corre con il proprio cane guida, un atleta con il casco su di una carrozzina a tre ruote per le alte velocità, una bella ragazza in piscina che nuota, priva delle gambe… …sconvolgente.
Due squadre di pallavolo sedute per terra perché tutti gli atleti sono paralizzati dalla vita in giù, un nuotatore senza braccia che si aggiusta gli occhialini con il piede e poi si tuffa in un volo plastico. Bellissimo a vedersi, e qui capisco però che ciò che vedo non è per niente sconvolgente o impressionante. Ora riesco a vedere la volontà e la grinta, la voglia di vincere, ma soprattutto la voglia di vivere di questi atleti.
Vado a guardare il registro dei visitatori della mostra. Conto i nomi: settanta visitatori in una settimana. Questo è sconvolgente. Leggo i nomi: Silvia, Paola, Francesca, Maurizio, Mariano… Ma questi siamo noi!!! Beh, tutto fa numero; leggo le frasi scritte dai visitatori: “Ho capito che la voglia di vivere supera ogni barriera”, “È facile piagnucolare quando si sta bene, il difficile è sorridere quando si sta male”, “Perché non farne un libro?” …sì, per settanta persone?!?
Scendo a fumarmi una sigaretta. Passa un anziano con il nipotino, non dà nemmeno un’occhiata ai cartelloni. Passano due belle ragazze in bicicletta, sorridono ma oggi non vedono nulla. Sulle panchine della bellissima piazza di Casalmaggiore giovani mamme e babysitter perdono l’occasione per far vedere ai loro piccoli quanto sono fortunati; passa un ragazzo con la Gazzetta dello Sport, non dà uno sguardo ai tabelloni.
Risalgo, riguardo il registro. Mi aspetto di vedere scritto “I ragazzi della V C”, “la terza elementare di…”, “Liceo di…”, ecc. Niente… …questo è sconvolgente.
Un’occasione mancata per questi ragazzi per conoscere il dolore, la speranza, la volontà, la gioia di vivere di queste persone e l’insegnamento che possiamo da loro ricevere per il nostro futuro. Che occasione mancata per gli insegnanti per spiegare ai ragazzi che la vita non è soltanto voglie e capricci ma che si può e si deve tendere sempre la mano a chi sta peggio di noi.
Professor Carlo Stassano, pura energia in movimento, uomo senza il cellulare, novello Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento di questa società abulica ed indifferente, non ti arrendere mai; nel nostro piccolo noi associati de “Le Aquile”, sacrificando il nostro tempo libero e profondendo tutte le nostre energie aiuteremo sempre persone di così alti valori morali.
Mariano Marcheselli

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sabato 8 dicembre 2001

Una storia del Po

Nel 1996 vivevo e lavoravo a Milano. Nell’ottobre dello stesso anno sono andato in pensione e sono fuggito dalla pazza folla e dalla lucida follia della grande metropoli. Piano piano ho scoperto Martignana, i suoi tempi, la sua gente e il suo fiume. La primavera precedente, come si dice qui, era uscito il Po, e ricordo la telefonata del fratello di mia moglie “Lina, vieni a casa, è uscito il Po”. Io da buon milanese, lontano da questa realtà dicevo “Cosa fai là, tieni fermo il fiume?”
La domenica successiva sono venuto a Martignana e mi sono reso conto del grande pericolo che si correva. A mezzanotte con moglie e cani sono andato sull’argine. Una scena angosciante e affascinante allo stesso tempo. Un vento strano, alberi sradicati che scivolano silenziosi sull’acqua, tetti di cascinali che spuntano spettrali. Dieci metri di argine e la volontà di tanti piccoli uomini che vanno su e giù con le lampade per contrastare la rabbia del grande fiume. Mi è tornata in mente la telefonata “Lina, vieni a casa”. Una volontà in più da porre contro il Po.
17 ottobre 2000. Il grande fiume è arrabbiato con noi. È offeso e vuole le nostre scuse. In tre giorni è uscito tre volte. Martignana chiama i suoi volontari. Questa volta ci sono anch’io, ormai integrato nel contesto. Imparo parole nuove, esondazione, idrometro, golena. Si è rotto l’argine di…, si è allagata la cascina di…, nomi che non conosco. Il turno di giorno consiste nel controllare che non si formino fontanazzi. Ci sono delle sortie ma quelle non sono pericolose. I prati intorno a San Serafino sono allagati e la chiesetta sembra un isolotto. Il turno di notte è più angosciante ma più, se posso dirlo, romantico. Siamo sulla discesa della discarica, c’è un buio pesto e noi con un cavalletto che spostiamo ogni mezz’ora controlliamo l’alzarsi del fiume. Arriva un giovanotto con un gippone e ci porta i dati idrometrici della giornata. Mezzanotte m. 7,97; una m. 8; due m. 7,99; tre m. 8,01. Come se il fiume respirasse prima di ritirarsi e darci il suo perdono. C’è l’anziano in bicicletta che viene a trovarci. Appoggia il piede a terra, il sedere sulla sella, le braccia incrociate sul manubrio. “Mi ricordo nel ‘51… Si, c’ero anch’io… Il mio povero papà mi raccontava…”
Tante piccole storie del Po. Le lampade creano ombre strane. Mi sono venuti in mente i film di Don Camillo. Poi due a due riprendiamo i nostri giri di ronda. Rumori, ombre, una sciabolata di luce sull’acqua. Una roulotte che galleggia in senso inverso al corso del fiume. Fenomeno strano. Una scia nell’acqua, è una nutria grossa come un cane. Dei guaiti, sono cagnolini abbandonati in una cascina allagata che il giorno dopo in barca siamo andati a salvare. Si torna. La nostra postazione è lo scuolabus del paese. Un panino, un bicchiere di vino, chiacchiere di paese, pettegolezzi, si parla di donne, si sorride, ma soprattutto si parla piano per non disturbare il grande fiume. Di guardia al cavalletto ti accorgi che quando l’acqua sale i vermi scappano, nel loro piccolo anche loro ci tengono a vivere, ma c’è qualcuno che li raccoglie in una bottiglia per andare a pescare. M. 8,01, il massimo mai raggiunto.
Il fiume comincia a calare. Albeggia. Comincia un nuovo giorno. Passa il giovanotto con il gippone. Tutti a casa! È finita l’emergenza. Da monte a valle fino al mare ogni cento metri c’è una storia. Storie che il fiume raccoglie per ascoltarle mentre riposa, fino a che non lo facciamo arrabbiare di nuovo.
Il Po ci ha avvisato: “Vi voglio bene, ma non fatemi più del male, potrei non potervi perdonare”. E qui nascono “Le Aquile Oglio-Po”. Le prime divise, la pulizia degli argini, la sorveglianza in varie manifestazioni, il corso di pronto soccorso, la tinteggiatura dell’asilo, l’esercitazione con le radio, i nuovi giacconi. Tutto ciò per far capire all’amico Po che anche noi gli vogliamo bene e che cercheremo di impedire che lo offendano.
Ma questa è un’altra storia...
Mariano Marcheselli

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